DOLOMEA

Turismo sostenibile in montagna: strategie contro l'overtourism nelle Dolomiti

Uomo osserva le Dolomiti mentre fa trekking

Dolomea Journal

09.04.2026

Placeholder

Overtourism in Dolomiti

Turismo sostenibile in montagna: strategie contro l'overtourism nelle Dolomiti

Nel dibattito contemporaneo sul turismo in montagna, soprattutto in territori iconici e altamente attrattivi come le Dolomiti, emergono con forza due comportamenti opposti: da un lato si assiste alla continua crescita del turismo montano, spesso poco governata; dall’altro si fanno spazio limitazioni drastiche o addirittura una riduzione dell’offerta, in nome di una sostenibilità spesso più dichiarata che realmente praticata. Questa contrapposizione, però, non aiuta a risolvere i problemi reali. 

Il turismo, da sempre, può generare valore o criticità a seconda di come viene gestito. Per i territori di montagna rappresenta uno dei principali motori economici, spesso l’unico in grado di garantire occupazione diffusa, presidio del territorio e continuità sociale. Ignorare questa dimensione significa ignorare le dinamiche che tengono in vita intere comunità alpine.

Overtourism e gestione dei flussi turistici

Il concetto di overtourism è diventato centrale negli ultimi anni, ma spesso viene interpretato in modo superficiale. Non è solo una questione di “troppi turisti”, bensì di concentrazione e squilibrio: quando i grandi flussi si riversano negli stessi luoghi, negli stessi momenti e lungo le stesse direttrici, il sistema e il territorio entrano in sofferenza.

Le Dolomiti offrono esempi evidenti: alcuni passi alpini, laghi iconici o valli facilmente accessibili registrano picchi di affluenza che mettono sotto pressione infrastrutture, ambiente e comunità locali. Nel frattempo le aree limitrofe, spesso altrettanto interessanti dal punto di vista paesaggistico e culturale, rimangono dimenticate rispetto ai circuiti turistici principali.

Questo afflusso esagerato è il risultato di diversi fattori: promozione turistica focalizzata su pochi “luoghi simbolo”, dinamiche dei social media che amplificano la visibilità di specifiche destinazioni, carenze infrastrutturali che rendono inaccessibili alternative valide e una generale mancanza di pianificazione del viaggio o dell’esperienza.

Di conseguenza, parlare di riduzione del numero complessivo di turisti non è corretto, perché il problema non è la quantità assoluta, ma la distribuzione sbagliata dei flussi.

Il ruolo delle infrastrutture e dei servizi nell’overtourism

Un elemento chiave trascurato nel dibattito è l’adeguatezza delle infrastrutture: molti territori montani sono stati progettati, dal punto di vista della mobilità e dei servizi, per un turismo completamente diverso da quello attuale. Oggi i flussi sono più rapidi, più concentrati e anche internazionali, mentre le infrastrutture restano spesso legate a modelli passati.

La mobilità è uno degli aspetti più critici. L’eccessivo utilizzo dell’auto privata genera congestione, problemi di parcheggio e un impatto ambientale significativo, invece investire in sistemi di trasporto pubblico efficienti e facilmente accessibili è una scelta sostenibile, ma anche una strategia per migliorare l’esperienza del turista.

Anche i servizi, dall’accoglienza fino alla manutenzione del territorio, devono evolversi insieme all’evoluzione del turismo per rispondere a una domanda più esigente e diversificata. Un sistema turistico che non riesce a garantire qualità e continuità rischia di compromettere la propria competitività nel medio-lungo periodo.

Destagionalizzazione e diversificazione dell’offerta

Uno degli strumenti più efficaci per ridurre la pressione sul territorio delle Dolomiti è la destagionalizzazione. Concentrando la maggior parte delle presenze in pochi mesi all’anno, si amplificano i problemi legati all’overtourism e si riduce la sostenibilità economica delle infrastrutture.

Allungare la stagione turistica è utile sia per ridistribuire in modo equilibrato i flussi sia per una maggiore stabilità occupazionale. Questo richiede però una diversificazione dell’offerta: non basta “tenere aperto” più a lungo, ma è necessario creare la giusta motivazione di viaggio anche nei periodi meno tradizionali.

Escursionismo, cicloturismo, enogastronomia, benessere, cultura e turismo esperienziale rappresentano ambiti con un grande potenziale di sviluppo. Anche la valorizzazione di territori meno noti può contribuire a decongestionare le aree più frequentate, creando nuove opportunità economiche.

Sostenibilità del turismo di montagna 

Il termine sostenibilità è spesso utilizzato in modo generico, ma nel contesto del turismo in montagna deve essere affrontato in maniera integrata. Ecco alcuni punti su cui porre l’attenzione:

  • Non esiste sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica e quest’ultima non esiste senza equilibrio sociale;
  • Un sistema turistico che non genera reddito per mantenere le imprese e garantire occupazione stabile non è sostenibile, anche se riduce il proprio impatto ambientale;
  • Uno sviluppo economico che compromette irreversibilmente il territorio o la qualità della vita dei residenti non può essere considerato vincente.

La vera sfida è trovare equilibrio tra queste dimensioni, implementando scelte strategiche, investimenti mirati e una coordinazione tra istituzioni, imprese, comunità locali e visitatori.

Il turista come parte della soluzione

Nel dibattito sull’overtourism, il turista viene spesso rappresentato come parte del problema. In realtà può e deve diventare parte della soluzione. Il comportamento dei visitatori è influenzato in modo significativo dal contesto in cui si trovano: informazioni, servizi, infrastrutture e regole contribuiscono a direzionare anche le scelte individuali.

Un’offerta turistica chiara, ben organizzata e coerente facilita comportamenti più responsabili. Invece di imporre divieti generalizzati, è spesso più efficace guidare i flussi attraverso strumenti intelligenti e trasparenti: prenotazioni online, sistemi di accesso regolamentati, prezzi che si adeguano alla stagionalità, comunicazione social (e non) mirata.

Educare il turista è necessario per metterlo nelle condizioni di vivere un’esperienza migliore, nel rispetto del territorio e delle comunità locali.

Dal dibattito sull’overtourism alle scelte concrete

Il turismo in montagna si trova oggi di fronte a un bivio, continuare a oscillare tra crescita incontrollata e restrizioni significa non affrontare i nodi del problema. 

Secondo noi le leve su cui agire sono:

  • Gestire meglio i flussi;
  • Investire in infrastrutture e servizi utili al territorio e al turista;
  • Diversificare l’offerta;
  • Destagionalizzare e creare motivazione di viaggio;
  • Costruire modelli economicamente solidi e ambientalmente responsabili;
  • Tenere a mente le imprese che operano nel territorio e i lavoratori.

Il punto, in conclusione, non è decidere se il turismo debba crescere o ridursi, è stabilire come deve evolvere, e questa è una responsabilità che riguarda tutti: turisti, operatori turistici, istituzioni e comunità locali. Solo attraverso una visione condivisa e azioni concrete sarà possibile costruire un modello turistico che non solo funzioni, ma che possa durare nel tempo.