DOLOMEA

Hotel Gisserhof e Miniere di Predoi: la Storia della Valle Aurina

Trekking in Dolomiti con Dolomea

Dolomea Journal

23.02.2026

Paesaggio della Valle Aurina

Hotel Gisserhof

L’Hotel Gisserhof nasce in un territorio tra memoria e accoglienza

C’è un luogo dove il silenzio delle montagne custodisce una memoria antica fatta di fuoco, metallo e fatica. È il terreno su cui oggi sorge l’Hotel Gisserhof in Valle Aurina, che molto prima di diventare luogo di ospitalità è stato il cuore pulsante di un’intensa attività metallurgica: un passato che non è andato perduto, che ancora oggi lascia intravedere le sue impronte tra queste montagne.

La storia mineraria della Valle Aurina

Il ritrovamento di un’ascia di bronzo di epoca preistorica e le prime testimonianze documentate risalenti al XV secolo, suggeriscono che la storia mineraria di Predoi in Valle Aurina abbia radici profondissime. Un periodo in cui il rame di Predoi era così apprezzato e malleabile da essere impiegato per fondere due cannoni per il principe tirolese Federico IV d'Asburgo, all’epoca chiamato “rame di Tures”, sinonimo di qualità eccellente.

Una qualità che, però, suscitò rivalità in epoca medievale.

Il rame di Predoi rappresentava una seria concorrenza per la cittadina di Schwaz, nel Tirolo settentrionale, infatti nel 1479 gli abitanti riuscirono a convincere l’arciduca Sigmund a chiudere la miniera. Ma la pausa fu breve perchè già nel 1490 l’attività riprese. Da quel momento la storia della miniera si intreccia con quella di importanti famiglie nobiliari: i Baroni di Monguelfo ne acquisirono quote crescenti fino a diventarne unici proprietari nel 1560. In seguito la miniera passò ai Wolkenstein-Rodenegger e poi, nel 1676, alla famiglia Wenzel di Brunico e al commerciante Georg Tannauer di Schwaz. I primi divennero Baroni di Sternbach, i secondi Conti di Tannenberg.

Dal 1885 le miniere di Predoi appartengono ai Conti di Enzenberg, ancora oggi un nome legato a questa eredità storica.

Le miniere di Predoi e fonderia di Arzbach

In origine il minerale veniva fuso direttamente a Predoi, ma la fusione richiedeva enormi quantità di legna e il disboscamento progressivo rese il territorio sempre più fragile, fino alla minaccia di valanghe sulle abitazioni nella parte alta della valle.

Per questo, a partire dal 1550, la fonderia fu spostata sempre più verso l’esterno della Valle Aurina, verso San Pietro, Cadipietra e San Giovanni, dove divenne nota come fonderia di Arzbach, proprio dove oggi sorge l’Hotel Gisserhof.

Dal 1757 la fonderia di Arzbach divenne l’unica attiva in tutta la Valle Aurina, ma nel 1878 una frana, chiamata nel dialetto locale “Gisse”, la distrusse quasi completamente. L’attività della fonderia tornò così a Predoi, dove ancora oggi sono visibili le rovine dell’impianto.

L’attività estrattiva si protrasse fino al 1893, anno in cui fu interrotta a causa della concorrenza sul mercato del rame più economico importato dagli Stati Uniti. Nel 1957 la miniera venne riaperta, per poi chiudere nuovamente e definitivamente i battenti per motivazioni ecologiche ed economiche nel 1971.

Il Gisserhof: memoria che diventa accoglienza

Oggi, su questo terreno carico di storia, sorge il Gisserhof, un hotel che è sia luogo di soggiorno, sia punto d’incontro tra passato e presente: la storia che non scompare ma diventa identità. Il nome stesso richiama quella frana, la “Gisse”, che segnò la fine della fonderia, un evento che, invece di cancellare la memoria, l’ha trasformata.

Infine, Predoi custodisce e valorizza questa eredità attraverso il Museo Provinciale delle Miniere, un luogo in cui la memoria del rame continua a vivere e meta da aggiungere ad una visita culturale in Valle Aurina.

La miniera è tuttora visitabile, anche con i bambini, lungo percorsi sicuri e coinvolgenti che conducono nelle gallerie scavate nella montagna. Qui viene raccontata la storia dell’estrazione del rame, delle tecniche utilizzate nei secoli e della fatica quotidiana dei minatori: un lavoro duro, segnato dal buio, dall’umidità e dal rumore del ferro sulla roccia. Un’esperienza di immersione autentica in una storia di coraggio e resilienza alpina.

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